Negli ultimi anni il tumore del colon-retto sta mostrando un andamento che merita attenzione anche nelle fasce di età più giovani. In questo contesto, una recente ricerca pubblicata su JAMA ha evidenziato una possibile associazione tra elevato consumo di alimenti ultraprocessati e maggiore rischio di sviluppare lesioni precancerose del colon-retto prima dei 50 anni.
Lo studio ha seguito per circa 24 anni oltre 29 mila donne statunitensi partecipanti al Nurses’ Health Study II, analizzando nel tempo le loro abitudini alimentari e altri fattori potenzialmente rilevanti, come indice di massa corporea, diabete e assunzione di fibre, calcio, folati e vitamine. I risultati hanno mostrato che le partecipanti con il più alto consumo di cibi ultraprocessati presentavano un rischio più elevato di sviluppare adenomi convenzionali del colon, cioè lesioni che in alcuni casi possono rappresentare un passaggio iniziale nel percorso che porta al tumore colorettale.
Quando si parla di alimenti ultraprocessati, si fa riferimento a prodotti industriali spesso ricchi di zuccheri, grassi, sale, additivi, conservanti, aromi e ingredienti modificati. In questa categoria rientrano, ad esempio, snack confezionati, bevande zuccherate, salumi, piatti pronti e numerosi prodotti da forno industriali. Non si tratta semplicemente di cibi “comodi”, ma di alimenti che, se consumati frequentemente e in grandi quantità, possono contribuire a un peggioramento complessivo della qualità della dieta.
Dal punto di vista clinico, il dato è coerente con una tendenza osservata da tempo: l’aumento dei casi di neoplasia colorettale in età non avanzata. Naturalmente, uno studio osservazionale non basta da solo a dimostrare un rapporto diretto di causa-effetto, ma aggiunge un elemento importante a un quadro scientifico già in evoluzione, in cui alimentazione, stile di vita, sedentarietà, sovrappeso e alterazioni metaboliche sembrano avere un ruolo sempre più rilevante.
È importante anche sottolineare che i risultati derivano da una popolazione specifica, quella statunitense, e non possono essere trasferiti automaticamente ad altri contesti. Tuttavia, il messaggio di prevenzione resta valido: ridurre il consumo abituale di alimenti ultraprocessati e privilegiare una dieta più semplice, equilibrata e vicina al modello mediterraneo rappresenta una scelta prudente e ragionevole.
Accanto alla prevenzione alimentare, resta fondamentale l’adesione ai programmi di screening, che permettono di individuare precocemente polipi o lesioni sospette prima dell’eventuale evoluzione tumorale. In presenza di familiarità, sintomi intestinali persistenti o sangue nelle feci, è opportuno rivolgersi al medico per una valutazione senza sottovalutare il problema.
Fonte scientifica: JAMA, Ultraprocessed Food Consumption and Risk of Early-Onset Colorectal Cancer Precursors Among Women